Il dibattito sul glifosato e il futuro dell’agricoltura sostenibile

Mentre l’UE rinvia la decisione sull’autorizzazione per l’uso del glifosato, nel dibattito tra industria farmaceutica e associazioni ambientaliste si delinea il futuro dell’agricoltura sostenibile.

 
Mentre l’UE rinvia la decisione sull’autorizzazione per l’uso del glifosato, nel dibattito tra industria farmaceutica e associazioni ambientaliste si delinea il futuro dell’agricoltura sostenibile.
 
Il 7 e 8 Marzo, a Bruxelles, si sarebbe dovuto riunire un gruppo di esperti dell’UE per confermare l’autorizzazione all’uso e al commercio, per altri 15 anni, del glifosato, sostanza alla base della quasi totalità dei diserbanti diffusi in Europa. Nell’avvicinarsi all’appuntamento dell’agenda europea, alla luce di un rapporto dell’IARC che ha classificato il composto come “probabile cancerogeno”, molte associazioni ambientaliste hanno protestato chiedendone la messa al bando. 
 
Nonostante questo, complice il contro-giudizio dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) che l’ha definito come “probabilmente non cancerogeno”, il via libera sembrava essere pura formalità. Ma l’improvviso dietro-front di Francia, Svezia, Olanda e Italia, unito alla dichiarata astensione della Germania, hanno privato l’UE della maggioranza qualificata, costringendola a un rinvio di due mesi e alla richiesta a chi si è opposto di presentare degli emendamenti entro il 18 Marzo.
 
“Trovo sconcertante che gli stessi Paesi che hanno stabilito congiuntamente le regole di un’istituzione addetta alla valutazione della sicurezza del prodotto (l’EFSA) ora le mettano in discussione” – commenta a Nonsoloambiente Lorenzo Faregna, Direttore di Agrofarma“le regole, peraltro le più rigide d’Europa, non possono essere modificate in continuazione, altrimenti le aziende sono meno incentivate a investire in prodotti innovativi. Dal momento in cui si parte con lo screening delle molecole, c’è bisogno di un lasso di tempo matematico per reperire informazioni, condurre studi e arrivare a sviluppare un prodotto sostenibile dal punto di vista ambientale”.
 
Dall’altra parte, il Tavolo delle 34 Associazioni ambientaliste che hanno condotto una campagna di #stopGlifosato è soddisfatto della decisione, ma, come sostiene a Nonsoloambiente la Portavoce Maria Grazia Mammuccini, “gli emendamenti richiesti si basano sui coformulanti, si tratta di un tranello che devia l’attenzione dal glifosato con l’obiettivo ultimo di autorizzarlo. Per questo abbiamo già chiesto al Governo di non presentare alcun emendamento, ma di convincere altri Paesi ad assumere la posizione dell’Italia”. 
 
Intanto, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha preventivato un “Piano Nazionale Glifosato Zero” che porterebbe al bando della sostanza nel 2020, ma, per chi ritiene il glifosato da debellare, “lo stop dev’essere immediato, o perlomeno devono essere interrotti i finanziamenti pubblici per le pratiche agricole sostenibili, perché la sostenibilità non sussiste”. Senza i suddetti fondi, l’uso del prodotto diminuirebbe drasticamente nel giro di due anni. 
 
Nel caso a questo punto l’Unione Europea non conceda il rinnovo dell’autorizzazione, ipotesi plausibile, secondo Faregna non ci sarebbero alternative pronte, altrimenti sarebbero già state immesse sul mercato. Senza il glifosato, l’intera agricoltura europea sarà penalizzata, poiché”, oltre a un danno occupazionale, “sarà necessario importare prodotti dall’estero, da Paesi in cui vigono leggi meno restrittive”. L’idea delle associazioni, invece, sarebbe quella di “riprendere pratiche agronomiche ecologiche come falciatura e trinciatura, evitando il diserbo e incrementando la sostanza organica nei suoli impoveriti, che tornerebbero ad assorbire Co2 aiutando la mitigazione del cambiamento climatico”
 
Della stessa opinione è Stephanie Seneff, ricercatrice del MIT, che spiega come per un’agricoltura sostenibile, “sia necessario rinnovare la presenza di materiale organico nel terreno, mantenendo un cumulo di compostaggio e arricchendo il suolo con nutrienti come il solfuro e altri minerali che migliorerebbero la resistenza delle piante. Non solo i diserbanti come il glifosato sono dannosi per uomo e ambiente, ma non dovrebbero nemmeno essere distrutte tutte le erbe infestanti, in quanto funzionali a mantenere il terreno in salute. In ogni caso, estirparle manualmente o con mezzi meccanici è ancora l’opzione più sicura e rispettosa per l’ambiente”.
 
Alternative meccaniche che, secondo Faregna, “sono comunque parte di un sistema di gestione integrata promosso da Agrofarma. È chiaro – aggiunge – che il rapporto costi-benefici di un mezzo chimico sia maggiore, ma, qualora il suo utilizzo sia in contrasto con la morfologia del territorio, siamo i primi a sostenere che sia necessario prendere tutti gli accorgimenti del caso”.
 
Mentre il dibattito è destinato a proseguire, le Associazioni ambientaliste avvieranno entro fine Marzo una campagna di sensibilizzazione sociale, e l’industria farmaceutica chiederà provocatoriamente al Governo, nel caso dovesse bandire il glifosato perché probabilmente cancerogeno, di procedere allo stesso modo con altri elementi similmente classificati, come la carne rossa.
 
Intanto, alcune aziende americane tra cui la Blue River Technology, stanno lavorando duramente per sviluppare dei tagliaerba robotici, i quali, grazie ad accurati algoritmi di discernimento e apposite telecamere, si propongono di simulare il comportamento umano, sostituendo di fatto i diserbanti chimici e il lavoro manuale e preannunciando una possibile soluzione futuristica per l’agricoltura sostenibile.

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