Gino Schiona, CiAl: “La gestione rifiuti richiede una strategia internazionale”

Il direttore generale del consorzio per il recupero dell’alluminio sottolinea la necessità di uno sguardo che superi le barriere nazionali, per una visione d’insieme nella quale riconoscere ai consorzi il ruolo di snodi fondamentali.

Il direttore generale del consorzio per il recupero dell’alluminio sottolinea la necessità di uno sguardo che superi le barriere nazionali, per una visione d’insieme nella quale riconoscere ai consorzi il ruolo di snodi fondamentali.

Continua a far discutere l’indagine presentata a febbraio dall’Antitrust sui rifiuti urbani: tra le voci di chi accusa l’ente di una visione parziale non manca quella dei principali consorzi, come CiAl, il consorzio degli imballaggi in alluminio. Il primo errore? Semplicemente non essere l’ente più adatto a fare questo tipo di valutazioni, afferma il Direttore generale del consorzio Gino Schiona: “La visione dell’Antitrust è anacronistica e parziale, così come l’interpretazione dei dati. Per una valutazione puntuale, meglio affidarsi ai dati Ispra, ente con un ruolo maggiormente adeguato”.

Così l’indagine Antitrust porta ad una serie di suggerimenti che già risultano superati, se si adotta un’ottica internazionale. Prosegue il Direttore Schiona: “Se si considera il pacchetto per l’economia circolare sul quale l’Europa sta da tempo lavorando, non si può non notare che le considerazioni dell’Antitrust risultano già obsolete e superate. Si punta già ampiamente sulla riduzione delle fonti primarie, sul riuso, sulla raccolta differenziata, sull’incentivazione del riciclo…”.

Il quadro, insomma, è per certi versi più positivo rispetto a quanto potremmo pensare da un primo sguardo ai dati presentati: “In Italia esistono già esempi virtuosi e filiere virtuose per quanto riguarda il recupero dei rifiuti. Quella dell’alluminio è un esempio lampante. L’Italia è il terzo paese al mondo per recupero e riutilizzo di questo prezioso materiale. Un ruolo virtuoso assunto anche per necessità, data la naturale scarsità di materia prima sul territorio nazionale. Le nostre aziende sono già evolute su questo fronte e possono fungere da modello su scala internazionale”.

Non solo un’Italia che guarda all’estero per cogliere esempi virtuosi, dunque, ma anche il contrario: “L’Antitrust commette un errore quando mette a confronto dati di nazioni diverse. Non sono paragonabili, perché, ad esempio, ci sono paesi con minimo ricorso alle discariche, che però inviano all’estero una porzione consistente dei propri rifiuti”. Alcuni paesi con maggiori tassi di riciclo rispetto all’Italia rivelano anche maggiori tassi di esportazione di rifiuti, aumentando la complessità del quadro generale e riconoscendo la necessità di uno sguardo d’insieme alle politiche europee.

“Per elaborare strategie efficaci, occorre un approccio più inclusivo e strategico, che tenga conto di questi fattori”. In tale ottica, sottolinea il Direttore generale Schiona, è fondamentale riconoscere il ruolo chiave dei consorzi: “Siamo di fronte a un cambiamento epocale, da affrontare con una logica di integrazione. Occorre far fronte all’evoluzione del sistema: domani ci saranno diversi stream di rifiuti, tra i quali dobbiamo considerare tutti quelli che non rientrano nella categoria degli imballaggi. Stati e società devono progredire nell’ottica di un’economia circolare che permetta il recupero della materia prima. I consorzi devono diventare un importante tassello di questo mosaico”.

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