Energia rinnovabile: Olanda è destinata a fallire gli obiettivi Europei previsti per il 2020

 

Con appena il 5.5% del fabbisogno energetico coperto da fonti rinnovabili, l’Olanda si rivela uno dei Paesi con maggiore difficoltà a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità internazionali. Risultati più bassi soltanto in Francia. 

Con appena il 5.5% del fabbisogno energetico coperto da fonti rinnovabili, l’Olanda si rivela uno dei Paesi con maggiore difficoltà a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità internazionali. Risultati più bassi soltanto in Francia. 
Ogni Paese ha i suoi stereotipi: quando si pensa all’Olanda, subito vengono in mente i tulipani, i prati verdi, le città attraversate da canali e piccoli corsi d’acqua, la storica capacità di produrre energia sfruttando il vento. Stereotipi, appunto, quantomeno sul fronte delle energie rinnovabili: in realtà, i Paesi Bassi sono tra i peggiori in Europa per quanto riguarda la produzione e l’uso di energia pulita. Peggio di loro, solo la Francia.
A rilevarlo è un recente studio condotto da Statistics Netherlands, il quale ha messo in luce quanto l’Olanda sia ancora lontana dal raggiungimento degli obiettivi europei fissati per il 2020. Mentre un terzo dell’Europa ha già superato il proprio goal e sta correndo verso risultati ancor più virtuosi, nella terra dei mulini a vento nel 2014 soltanto il 5.5% dell’energia utilizzata è stata prodotta tramite fonti rinnovabili, ovvero eolico, solare e biomassa. L’obiettivo è stato fissato al 14%: difficile ipotizzare che in una manciata di anni si possano recuperare ben 8.5 punti percentuali.
Livelli più bassi (ma anche obiettivi più bassi) si sono registrati soltanto a Malta (4.7) e in Lussemburgo (4.5). La Francia è ultima invece nella classifica dei Paesi più vicini al raggiungimento dei propri obiettivi: le mancano 8.7 punti percentuali.
Secondo lo studio si possono individuare due tipi di cause, ovvero naturali e legislative. Se sulle prime è difficile intervenire, il margine è sulle seconde. Per cause naturali si intendono la presenza di gas naturale facilmente accessibile, anche dal punto di vista economico: questa condizione non incentiva la diffusione del comparto legato alla biomassa, nel quale è compresa la combustione della legna. La morfologia stessa del territorio, inoltre, rende difficile la produzione di energia idroelettrica nonostante l’acqua di certo non manchi.
Il superamento di queste difficoltà intrinseche non è stato favorito da incentivi e iniziative a sostegno delle rinnovabili: non quanto è stato fatto in Germania e in Danimarca, perlomeno. Il modello assoluto al quale guardare, però, pare essere la Svezia, in grado di produrre da fonti rinnovabili il 53% dell’energia utilizzata.
Per quanto riguarda l’Italia, i dati più recenti fanno riferimento al 2015, anno nel quale le fonti rinnovabili sono state in grado di coprire il 32.8% del fabbisogno di energia elettrica. La rilevazione è stata effettuata dal GSE, il Gestore per il Servizio Elettrico, il quale ha messo anche in luce come la crescita non sia omogenea all’interno di questo scenario: il settore idrico ed eolico risultano entrambi in calo, in favore delle altre fonti rinnovabili. Il GSE ha messo in luce un ulteriore dato positivo: l’Italia ha già superato l’obiettivo, fissato per il 2020, di coprire con le fonti rinnovabili almeno il 17% dei consumi energetici finali. Nel 2015, infatti, è stata raggiunta quota 17.3%: ora non resta che puntare ancora più in alto.

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