Earth Overshoot Day: siamo in debito di risorse, paga la Terra


Il fabbisogno mondiale di risorse è sempre più pressante e il famelico sistema di sviluppo attuale gode di un’autonomia sempre minore. Il 19 agosto è scoccato l’Earth Overshoot Day 2014: fino a dicembre utilizzeremo beni che superano la capacità annuale di rigenerazione del pianeta.


Il fabbisogno mondiale di risorse è sempre più pressante e il famelico sistema di sviluppo attuale gode di un’autonomia sempre minore. Il 19 agosto è scoccato l’Earth Overshoot Day 2014: fino a dicembre utilizzeremo beni che superano la capacità annuale di rigenerazione del pianeta.

E’ ufficiale: abbiamo contratto l’ennesimo debito con la Terra. Il campanello d’allarme della Global Footprint Network, associazione internazionale che misura l’impronta ecologica mondiale in relazione alle risorse annuali a disposizione, non conosce vacanze ed è suonato il 19 agosto scorso.

Anche nel 2014, infatti, con oltre quattro mesi di anticipo rispetto alla tabella di marcia auspicabile, è giunto l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui il fabbisogno umano di risorse eccede la capacità del pianeta di rigenerarsi. Da allora, la soglia di non ritorno è superata: sperperati tutti i beni, fino a dicembre consumeremo più di quanto potremmo effettivamente permetterci, attingendo a riserve che non è ancora tempo di accaparrarsi.

Il superamento globale della soglia delle risorse sta diventando una sfida significativa del ventunesimo secolo” afferma Mathis Wackernagel, Presidente della Global Footprint Network e co-creatore del metodo per il calcolo dell’impronta ecologica. Secondo le valutazioni dell’organizzazione, sarebbero di fatto necessarie 1,5 Terre per soddisfare l’attuale fame di risorse a livello globale; inutile dire che non le abbiamo.

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E’ la stessa associazione a raccontarci, in una recente
nota stampa, come la situazione sia degenerata negli ultimi decenni: nel 1961 l’umanità usava circa tre quarti della capacità che il pianeta aveva di generare beni e assorbire il relativo impatto in termini di emissioni e consumo del suolo. Verso la fine degli anni Settanta, la crescita economica e demografica ha incrementato l’impronta ecologica umana al di là della soglia di produzione: da quel momento, ogni anno un po’ prima, andiamo in “overshooting”.

Come uscirne? A fronte dei preoccupanti dati raccolti, esistono anche segnali positivi da parte di paesi che mettono in agenda misure reali per invertire la rotta. E’ il caso delle Filippine, prima nazione del Sud-est asiatico ad adottare il metodo del calcolo dell’impronta ecologica su tutto il territorio e degli Emirati Arabi, per cui un’azione concreta è particolarmente urgente, vista la gravità del suo impatto sul sistema-ambiente.

Timidi segnali di speranza per il contenimento di una problematica pressante, dalle enormi implicazioni. Se, infatti, il modello di sviluppo sostenibile si fonda sulla convinzione che preservare le risorse naturali per le generazioni future sia una condizione imprescindibile per la crescita socio-economica, il ripetuto Earth Overshoot non può che sottolineare le fragilità del sistema. Un fenomeno rivelatore, che certamente non incarna l’accezione migliore dell’espressione “superare i propri limiti”.

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