Delitti ambientali: due anni dopo la legge è sempre emergenza

I dati riportati nel rapporto di Legambiente Ecomafie 2016 delineano un quadro ancora parecchio lontano da un sostanziale miglioramento. Indispensabile anche una costante opera di sensibilizzazione sui delitti ambientali.

Come noto, con l’entrata in vigore della legge 22 maggio 2015, n. 68, la legislazione ambientale italiana ha subito un radicale processo di riforma, grazie all’introduzione, nel codice penale, di un nuovo Titolo VI- bis «Dei delitti contro l’ambiente». Due, in particolare, sono le figure delittuose rilevanti – “inquinamento ambientale” e “disastro ambientale” – in base alle quali la fattispecie di “aggressione all’ambiente” non è più inquadrata come semplice contravvenzione, ma alla stregua di un vero e proprio delitto e, pertanto, perseguibile penalmente. Questo cambiamento si è reso necessario non solo per colmare una lacuna normativa – non più procrastinabile alla luce dell’ormai ben noto dilagare delle ecomafie e dell’abusivismo in genere – ma anche per recepire compiutamente quanto richiesto dalla direttiva dell’unione europea 2008/99/Ce del 19 novembre 2008 sulla protezione dell’ambiente mediante il diritto penale.

A distanza di due anni dall’entrata in vigore della legge n. 68/2015 c’è stata anche la prima sentenza della Cassazione (III sezione penale del 21 settembre 2016, n. 46170) sui nuovi delitti ambientali, che, di fatto, ha introdotto alcune precisazioni, contribuendo così a chiarire ulteriormente il quadro.

E proprio sul processo di riforma messo in atto negli ultimi due anni e sulle prime conseguenze applicative è intervenuta Legambiente che, nel rapporto “Ecomafie 2016”, ha fotografato l’evoluzione dello scenario, facendo emergere un primo significativo dato: reati ambientali in leggero calo e arresti in aumento. E se il numero di illeciti commessi resta comunque sconcertante (27.745, ovvero 76 al giorno, più di 3 ogni ora), conforta il fatto che nei soli primi otto mesi successivi all’entrata in vigore della legge n. 68/2015 siano stati contestati quasi 950 ecoreati, effettuate più di 1.100 denunce dalle forze dell’ordine e dalle capitanerie di porto (di cui 30 relative al nuovo delitto di “disastro ambientale”) e sequestrati 230 beni per un valore di 24 milioni di euro.

Per quanto riguarda le ecomafie, i dati restano impressionanti (il giro complessivo di affari stimato è intorno ai 19 miliardi di euro), anche se leggermente in calo rispetto all’anno precedente (- 3 miliardi) soprattutto per la crisi dell’edilizia e l’esaurimento dei fondi per le opere pubbliche che hanno comunque tolto un po’ di ossigeno alle organizzazioni criminali, anche se i 18.000 edifici abusivi del 2015 contraddicono in parte quest’ultimo dato. Confermata la maggiore incidenza delle quattro regioni a tradizionale presenza di ecomafie (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), sebbene le attività criminali spesso siano radicate anche nel nord Italia; così, ad esempio, non deve stupire il fatto che Lombardia sia la prima regione per numero di indagini in corso.

Particolarmente delicata è la situazione della filiera agroalimentare, oggetto di una serie di illeciti (quasi 21.000 reati nel 2015) che vanno dalla contraffazione dei prodotti tipici alla pesca di frodo fino agli incendi dolosi (37.000 gli ettari andati in fumo complessivamente) e con le ecomafie presenti persino nel mercato illegale del legno e del pellet; senza dimenticare, ovviamente, il fenomeno del caporalato.

Infine i rifiuti. Con un dato sconvolgente: alla data del 31 maggio 2016, l’applicazione delle disposizioni della legge n. 68/2015 ha portato al blocco di 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti. Dato, questo, che va visto in un quadro più ampio comprendente oltre 300 inchieste, 1600 arresti, quasi 7500 denunce e il coinvolgimento di 35 Stati esteri.

Lo scenario, pertanto, appare drammaticamente lontano da un sostanziale miglioramento e, di certo, il tempo di applicazione del nuovo dispositivo di legge risulta essere ancora insufficiente per arginare un fenomeno come quello delle ecomafie, non solo di lungo corso, ma ormai “esploso” a livello internazionale. Quello che sicuramente serve nel frattempo è una costante opera di formazione e informazione sull’applicazione della legge sui delitti ambientale che coinvolga l’intera filiera dei soggetti interessati (dalle forze dell’ordine agli stakeholder fino alla società civile) oltre a un rafforzamento degli strumenti di tutela dei segmenti più esposti (ambiente, territorio, biodiversità, produzioni tipiche e patrimonio archeologico).

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