Crescono i boschi in Italia, dibattito aperto sui pro e contro

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 La crescita del patrimonio boschivo italiano ci mette di fronte ad una realtà: non esiste processo naturale slegato dall’attività umana e viceversa, l’equilibrio necessita di consapevolezza.
Parlare di sostenibilità non è semplice. A volte non è semplice nemmeno determinare se una notizia è buona o cattiva.L’annuario dell’agricoltura italiana 2014 pubblicato da Crea ha aperto il dibattito sull’interpretazione di un singolo dato: dal 2005, il patrimonio boschivo italiano è cresciuto del 5,8%, raggiungendo i 10,9 milioni di ettari e ricoprendo un terzo del nostro territorio.
L’aumento delle aree verdi in Italia è una notizia che, a prima lettura, non può nascondere insidie, ma che apre invece le porte a riflessioni più complesse. Un articolo del National Geographic ha messo in luce come la crescita della superficie boschiva italiana non sia frutto di un rimboschimento consapevole, ma sia soltanto frutto di una crescente incuria.
L’avanzare delle aree boschive, denuncia la celebre testata giornalistica, è fortemente legato all’abbandono delle aree rurali e delle zone agricole: mano a mano che vengono abbandonati i pascoli d’altura, i campi e i terrazzamenti agricoli, il bosco si riappropria della superficie incolta.
Un avanzamento che si rivela, però, totalmente slegato dalle attività umane, forse per la prima volta nella storia: in passato, quando la legna veniva utilizzata per il riscaldamento in tutte le case, la cura dei boschi era imprescindibile e il loro sviluppo era fortemente subordinato alla produzione e all’utilizzo di materia prima.
L’articolo procede sottolineando aspetti allarmanti, quali il maggiore rischio di dissesto idrogeologico, il mancato controllo della biodiversità, l’impenetrabilità in caso di attacchi parassitari o incendi. Ma è davvero un quadro così allarmante?
Alcuni recenti dati relativi alla situazione boschiva del Trentino ci permettono di smorzare i toni. In occasione della Giornata Mondiale delle Foreste, il direttore dell’Ufficio pianificazione, selvicoltura ed economia forestale del Servizio foreste e fauna della Provincia di Trento Alessandro Wolynski, ha presentato al Muse una relazione sullo stato dei boschi nella Regione, evidenziando come il cambiamento delle abitudini e delle attività umane abbia permesso lo sviluppo delle aree boschive e l‘arricchimento della loro biodiversità.
Da ciò nascono conseguenze positive per l’ambiente in cui viviamo: l’80% delle acque potabili del Trentino derivano da sorgenti collocate in aree boschive, il cui sviluppo in densità e varietà contribuisce a offrire una naturale protezione, con un conseguente miglioramento della qualità dell’acqua.
Se delineare un quadro dai tratti univoci risulta ancora complesso, un dato di fatto emerge con chiarezza: lo sviluppo controllato e l’utilizzo consapevole delle risorse boschive sono una prerogativa inderogabile per poter tutelare l’ecosistema del quale facciamo parte.
A favore di una maggiore consapevolezza si schiera l’iniziativa di Legambiente e Pefc Italia, con Anci e Ministero dell’Ambiente, Premio Comunità Sostenibili 2016: una valorizzazione dei migliori esempi di gestione sostenibile delle aree boschive.  “Possiamo vantare numerosi esempi di foreste di alta qualità, che testimoniano come sia possibile rendere compatibili valorizzazione economica da un lato e tutela dei valori sociali e ambientali dall’altro”, afferma Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia. “Ma sono necessarie risorse, strutture e formazione. Con questa iniziativa, vogliamo rafforzare le filiere virtuose, indicare una direzione da intraprendere, offrire esempi da conoscere e replicare”.
Toni allarmistici o no, una certezza resta inconfutabile: lo sviluppo sostenibile deve necessariamente essere consapevole poiché non c’è nulla che possiamo permetterci di lasciare al caso, nemmeno le buone notizie come la crescita delle aree verdi.

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