Nuovo codice appalti: una riforma all’insegna della sostenibilità

Oltre ai temi dell’energia e dell’acqua, nel decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, rientrano una serie di misure a favore degli acquisti verdi (green public procurement o GPP), a rafforzamento di quanto già disposto dal collegato ambientale

Dopo un iter relativamente rapido è stato finalmente pubblicato sul supplemento ordinario n. 10 alla Gazzetta Ufficiale del 19 aprile 2016, n. 91, il tanto atteso decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, che attua le direttive 2014/23/Ue, 2014/24/Ue e 2014/25/Ue sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali. Il nuovo Codice sostituisce il precedente D.Lgs. n. 163/2006, con il duplice scopo di rendere più snelle le procedure amministrative e di tenere conto dei sopravvenuti cambiamenti legislativi.

Tra questi ultimi, il più recente è la legge n. 221/2015 (il cosiddetto collegato ambientale alla legge di stabilità 2014) che, all’articolo 18, ha reso obbligatoria l’applicazione dei criteri ambientali minimi (CAM) per gli acquisti verdi (noti anche come green public procurement o GPP). Questa misura è stata ripresa anche dall’articolo 34 del nuovo codice appalti che dettaglia i casi in cui i CAM devono essere utilizzati sull’intero importo a base d’asta (ad es. forniture e affidamenti relativi all’utilizzo finale di energia), quelli in cui l’applicazione può arrivare al 50% fino alle tipologie di forniture dove le percentuali dei criteri possono essere ancora più basse, come nel caso delle ristorazione ospedaliera e scolastica.

Sempre nel solco di quanto disposto dal collegato ambientale, il nuovo codice appalti riprende anche il tema dei “costi del ciclo di vita” (o life cycle cost – LCC) che vengono suddivisi tra quelli sostenuti dal soggetto aggiudicatore (utilizzo, consumi energetici, manutenzione, ecc.) e quelli che possono essere ricondotti agli impatti ambientali imputabili ai prodotti, ai servizi o ai lavori svolti complessivamente nel ciclo di vita, compresi – novità di assoluto rilievo – i costi riconducibili alle emissioni di gas a effetto serra, punto quest’ultimo che dovrebbe rafforzare ulteriormente l’attenzione degli operatori sugli obiettivi del Protocollo di Kyoto e successivi aggiornamenti (conferenze delle parti organizzate o COP).

Terzo tema ripreso dal collegato ambientale nel nuovo codice degli appalti è quello delle certificazioni di sistema relative non solo all’ambiente (ISO 140001:2015, Emas, Ecolabel, ecc.) o all’energia (UNI CEI EN ISO 50001, UNI CEI 11352, ecc.), ma anche alla sicurezza sul lavoro (SA 8000, OHSAS 18001, ecc.). In particolare, l’articolo 93 prevede che la presenza di uno o più sistemi di gestione certificati da organismi accreditati comporti la possibilità di diminuire sensibilmente (arrivando in casi particolari all’azzeramento) l’importo delle garanzie fideiussorie previste per i soggetti offerenti.

Da notare, infine, anche come sia presente una misura favore della responsabilità sociale nell’articolo 50, che prevede la possibilità di inserire nei contratti specifiche clausole a favore della stabilità occupazionale del personale impiegato e il ricorso ai contratti collettivi di settore da parte dell’aggiudicatario.
In conclusione, si può dire che il nuovo codice degli appalti segna un deciso rafforzamento delle misure messe già in atto dal collegato ambientale alla legge di stabilità 2014, a favore non solo della “green”, ma – soprattutto – della circular economy, che è il terreno sul quale si giocheranno le prossime sfide sul decollo definitivo di modelli di crescita sostenibile.

 

You may also like...

Iscriviti alla Newsletter!

Iscriviti per non perdere le news di Nonsoloambiente!