Riprogettare le città per contrastare il surriscaldamento

Dalla progettazione di tetti verdi e cappotti ultra efficienti al monitoraggio degli effetti del surriscaldamento urbano sulla qualità della vita, ecco i nuovi progetti per ripensare le città in chiave sostenibile.

Da un’aumentata resistenza agli antibiotici a una maggiore diffusione della febbre dengue (una delle malattie a più rapida diffusione del mondo), fino all’aumento delle migrazioni a causa dell’impossibilità di avere accesso ad acqua e cibo a sufficienza, i cambiamenti climatici mostrano già oggi i propri effetti in modo evidente. Così come esistono alcune zone del mondo nelle quali le conseguenze negative sono più palesi che in altre, anche all’interno di una singola area geografica ristretta si possono percepire differenze notevoli.

È il caso del surriscaldamento che colpisce in modo particolare le aree urbane, dove una serie di fattori concomitanti contribuiscono ad innalzare le temperature anche di 4 gradi rispetto alle vicine aree extraurbane. La formazione di isole di calore è influenzata in modo diretto dalle attività umane, su tutte la copertura del suolo, che impedisce il processo di raffreddamento evaporativo messo in atto dal terreno.

Ad influire vi sono anche altri fattori che innescano un circolo vizioso: il maggiore calore provoca un aumento dei consumi per il raffreddamento e un aumento dell’uso di condizionatori, i quali emettono aria calda verso l’esterno, contribuendo così a loro volta al riscaldamento delle aree urbane ad alta densità abitativa. Per contrastare questo fenomeno occorre dunque pensare ai centri urbani come a organismi viventi, che respirano e che devono poter garantire la propria termoregolazione. Due elementi, in particolare, aiutano a guardare in questa direzione: innanzitutto, il verde urbano gioca un ruolo fondamentale. Quando parliamo di verde urbano non intendiamo soltanto la presenza di parchi, ma anche di tetti verdi e giardini verticali: nelle città del futuro, il verde si integra con l’architettura su diversi livelli.

I tetti verdi consentono di limitare la dispersione di calore e l’aumento di temperatura all’interno degli edifici, riducendo dunque la necessità di sfruttare gli impianti di raffreddamento. Enea sta studiando le potenzialità delle superfici verdi per realizzare un cappotto ultra efficiente, che consenta di risparmiare fino al 15% in bolletta, abbattere del 40% il flusso termico delle abitazioni e ridurre fino a 3 gradi la temperatura interna degli edifici, grazie a strutture vegetali verticali e poste sui tetti.

Una soluzione alternativa già in rapida diffusione è costituita dall’uso di materiali riflettenti, suddivisi in quattro principali tipologie: materiali naturali ad alta riflettività, come il marmo bianco; rivestimenti bianchi o di colore chiaro; materiali colorati con elevata riflettività dello spettro infrarosso, vernici termocromiche.

Uno studio italiano, in particolare, si spinge oltre, valutando tutti i fattori che possono influire sulla qualità della vita percepita da parte delle persone che abitano, lavorano, si muovono all’interno dei grandi centri urbani. È il progetto Thermal Walk, condotto dai ricercatori dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibimet) per analizzare le reazioni delle persone alle condizioni ambientali che si incontrano in un tessuto urbano come caldo, freddo, vento oppure la tipologia delle strade preferita o il livello tollerato di traffico e rumore.

L’obiettivo è quello di tracciare una sorta di “mappa” della città ideale, nella quale l’architettura incontra l’esigenza di contrastare i cambiamenti climatici e l’inquinamento, fornendo ai cittadini le condizioni ideali nelle quali vivere. Un obiettivo che, però, non può essere raggiunto senza una sostenibilità più ad ampio sguardo, con il raggiungimento degli obiettivi globali per il 2020 e il 2030.

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