Climate Analytics: occorrono nuove tecnologie entro il 2030

Gli scienziati dell’istituto Climate Analytics lanciano un allarme: “soltanto sviluppando tecnologie capaci di eliminare le emissioni inquinanti dall’atmosfera ci sarà speranza di contrastare il cambiamento climatico”.

Che la lotta al surriscaldamento globale sia una corsa contro il tempo è ormai una realtà nota e confermata anche dall’impegno assunto dalla maggior parte delle Nazioni per il raggiungimento di obiettivi specifici nel corso dei prossimi anni e delle prossime decadi. Ciò che appare meno chiaro, invece, è come arrivare concretamente a questi traguardi.

Nel 2015, l’Accordo di Parigi ha portato a una corale sottoscrizione dell’impegno a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. Questo aumento, alla luce delle condizioni attuali, par impossibile da evitare ma contenerlo è fondamentale: un aumento di 2 gradi, infatti, segnerebbe un punto di non ritorno capace di compromettere perfino la vivibilità del pianeta.

Una direzione la indicano gli scienziati di Climate Analytics, istituto di scienza e politica non profit, secondo i quali per poter raggiungere lo scopo prefissato è indispensabile lo sviluppo di tecnologie per l’assorbimento di carbonio dall’atmosfera. Ad oggi, tecnologie di questo tipo non sono ancora sufficientemente avanzate da poter essere utilizzate su larga scala: sono ancora nelle prime fasi di test, molto costose e forniscono risultati controversi.

Eppure, “se siamo davvero preoccupati per le barriere coralline, per la biodiversità e per la disponibilità di cibo nelle aree più povere del mondo, è necessario sviluppare le tecnologie di assorbimento di carbonio su larga scala. Non penso possiamo avere fiducia nel fatto che ci siano soluzioni alternative”, ha affermato il fisico e studioso del clima Bill Hare, facendosi portavoce di Climate Analytics.

Questo tipo di tecnologia sarà fondamentale non solo per raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi, affermano gli scienziati del think tank britannico Chatham House, ma anche per avere la possibilità di non andare oltre i 2 gradi di aumento globale delle temperature: una strada, insomma, che non possiamo permetterci di non percorrere. Secondo gli esperti, queste tecnologie dovranno poter essere usate su larga scala entro il 2030.

Gli esperti intervistati dal TheGuardian sul tema sono tutti concordi su un punto, in particolare: occorre evitare l’errore di affidarsi allo sviluppo di tecnologie capaci di ridurre le emissioni dimenticando l’importanza di tutte le altre aree di intervento essenziali, dall’efficientamento energetico alla sostenibilità alimentare e dei trasporti. Ogni sforzo già in atto deve essere mantenuto e accresciuto, senza eccezioni: ogni sforzo è fondamentale, nessuno è ormai evitabile.

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