Canada, la lotta al cambiamento climatico è donna

Il “Climate Leaders’ Summit: Women Kicking It on Climate”, incontro internazionale tenutosi ad Ottawa lo scorso 17 maggio, ha visto protagoniste internazionali confrontarsi sul cambiamento climatico e sulle sue possibili soluzioni. 

La lotta al surriscaldamento globale è donna. Il Climate Leaders’ Summit: Women Kicking It on Climate, incontro internazionale tenutosi ad Ottawa lo scorso 17 maggio, ne è la prova. Il meeting, presieduto dalla Ministra dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici canadese, ha richiamato da tutto il mondo donne che lavorano per opporsi al global warming.

Focalizzandosi su temi come resilienza, adattamento e diritti umani, il summit ha messo in luce un grande paradosso: da un lato, nel mondo le donne sono colpite dal surriscaldamento globale e dalle sue conseguenze in maniera esponenzialmente maggiore rispetto agli uomini. Dall’altro, non sono adeguatamente coinvolte nelle grandi decisioni volte a mitigarne i devastanti effetti.

Eppure anche in questo caso, come in molti altri, la parità di genere sarebbe auspicabile. Non per cavalleria o per principio fine a se stesso, ma per permettere all’umanità di avvalersi dell’esperienza di grandi protagoniste, direttamente coinvolte nella lotta quotidiana al cambiamento climatico.

Il tradizionale ruolo delle donne come utilizzatrici e gestrici principali delle risorse naturali (una percentuale che oscilla fra il 45% e l’80% della produzione di cibo nelle regioni in via di sviluppo è affidato a contadine) è, infatti, messo a rischio da un clima impazzito con il quale esse imparano, via via, volenti o nolenti, a convivere.

Con l’incontro “Climate Leaders’ Summit: Women Kicking It on Climate”, il Governo del Canada ha voluto sottolineare come rafforzare il ruolo delle donne nella messa a punto delle politiche salvaclima sia una priorità. E allora, fondamentale è la creazione di una rete tra imprese, società civile e istituzioni, che dia spazio alle donne anche attraverso la creazione di un fondo per l’equità di genere.

In rappresentanza dell’Italia, hanno partecipato al summit Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo, e Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia, che hanno parlato della necessità di una transizione dal punto di vista economico, culturale ed energetico nell’ottica di preservare gli ecosistemi e limitare le vittime del riscaldamento globale.

In particolare, Rosalba Giugni ha sottolineato la precarietà della salute dei mari in relazione al cambiamento climatico. “Pregiudicare il funzionamento degli oceani significa vanificare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni” ha affermato, facendo riferimento al ruolo fondamentale degli oceani nell’assorbimento di anidride carbonica. “È necessario che tutti i Governi si impegnino ad intraprendere azioni rispondenti ad un approccio eco-sistemico che, parallelamente al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, garantiscano investimenti e risorse, umane ed economiche, per il mantenimento della buona salute dei mari. Inoltre – ha continuato – non dobbiamo dimenticare il ruolo dei paesi più ricchi che devono puntare a comportamenti virtuosi per ridurre l’impatto sul benessere del Pianeta”.

L’incontro ha visto protagoniste le leader dei Paesi del G7. In questo senso, il summit è stato propedeutico al G7, tenutosi l’8 e il 9 giugno sempre in Canada, a La Malbaie, in Québec. I partecipanti hanno discusso di investimenti per la crescita, miglioramento delle politiche in supporto dell’uguaglianza di genere, costruzione di un mondo più sicuro e pacifico. E guarda caso, di progetti comuni per combattere il cambiamento climatico e l’inquinamento dei mari causato dalla plastica. Temi che, ad ogni latitudine ed occasione, non possono più aspettare né sottostare a insensate discriminazioni di genere.

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