5 opere contro i cambiamenti climatici

In questi anni i cambiamenti climatici hanno condizionato il nostro modo di vivere e le nostre aspettative sul futuro. Ecco 5 opere provenienti dal mondo dell’arte e dell’architettura. 

Quante volte, al giorno d’oggi, sentiamo parlare di cambiamenti climatici? La nostra epoca è contraddistinta da una forte instabilità climatica, dovuta alle mutazioni e al “progresso” che ci hanno accompagnato in questi ultimi secoli.

Il biologo Eugene Stoermer ha definito l’era geologica in cui viviamo Antropocene. Con questo termine facciamo riferimento proprio al tempo in cui tutte le cause delle modifiche strutturali, climatiche e territoriali sono da attribuire all’attività dell’Homo Sapiens. I progressi della tecnologia, dalla Rivoluzione Industriale ad oggi, hanno dato vita a fenomeni sempre più incontrollabili, come l’inquinamento massivo e le condizioni climatiche in netto deterioramento.

Quali possono essere, allora, le soluzioni proposte da architetti e artisti per fermare questo lento declino? Ecco 5 opere che si propongono non solo di sensibilizzare il pubblico, ma anche di agire concretamente per la salvaguardia del clima della Terra.

Sean Yoro – What if you fly

Apriamo il nostro approfondimento con le imprese di una vera e propria istituzione della street art: Sean Yoro, in arte Hula.

Noto per i suoi meravigliosi murales realizzati a pelo d’acqua, l’artista si è più volte schierato a favore dell’ambiente, dando voce con le sue opere alle vittime dei cambiamenti climatici.

In particolare, nel cortometraggio “What if you fly”, Sean Yoro si è recato nelle fredde acque artiche di Baffin, dove ha condotto la spedizione più impegnativa della sua carriera.

La protagonista del murales di Hula è Jesse Mike, una donna Inuit che, nel cortometraggio, racconta la sua vita e l’impatto che i cambiamenti climatici hanno avuto nella sua quotidianità e in quella dei popoli nativi.

Secondo la donna, il problema più grande da affrontare quando si parla di climate change è proprio l’idea che l’opinione pubblica si costruisce, che spesso tende a preoccuparsi più degli orsi polari che delle persone.

Per dar voce a Jesse Mike, Hula ha preso la sua tavola da surf e ha navigato tra le acque in cerca di un pezzo di ghiaccio abbastanza grande da poter ospitare il suo murales.

Il risultato è sorprendente e il cortometraggio è davvero toccante. Guardare per credere.

Philippe Rahm – Jade Eco Park

Secondo l’architetto svizzero Philippe Rahm, lo scopo principale dell’architettura non è quello di plasmare mattoni, malta, vetro o acciaio, ma sfruttare elementi come calore, luce e aria.

Come si traduce tutto questo? L’architettura meteorologica di Rahm ha dato vita al progetto “Jade Eco Park”, in Taiwan. Si tratta di un paesaggio di 70 acri, dove l’archittetto ha predisposto 11 microclimi, assegnandoli a varie attività in base all’idoneità climatica.

Nel parco i visitatori possono scegliere di sedersi in uno spazio dove possono soffocare l’umidità tropicale o attraversarne uno in cui sentono il vento tra i capelli, come in una specie di parco divertimenti climatico.

Marshmallow Laser Feast – Treehugger: Wawona

L’installazione di Marshmallow Laser Feast ha dell’incredibile. Si tratta di una gigantesca sequoia della California, osservabile in tutti i suoi dettagli dai visitatori grazie alla realtà virtuale.

Lo spettatore indossa una cuffia VR, posiziona la testa nel nodo dell’albero e viene trasportato nel suo mondo interiore segreto. Più si abbraccia l’albero, più ci si addentra in una dimensione privata, nascosta, in pieno contatto con la natura.

Secondo il direttore creativo di Marshmallow Laser Feast, la realtà virtuale è uno strumento potentissimo per promuovere una migliore comprensione e empatia con l’ambiente.

In una nota ha dichiarato: “E se potessimo spostare la nostra percezione del mondo, accelerare il tempo, vedere i dettagli microscopici o persino vedere attraverso oggetti solidi? Bene, ora possiamo farlo. VR rende tutto ciò possibile rendendo visibile l’invisibile mentre distorce il tempo e lo spazio per trasformare la nostra percezione del mondo che ci circonda”.

Justin Brice Guariglia – After Ice

L’artista di Brooklyn Justin Brice Guariglia ha partecipato a una missione scientifica della NASA in Groenlandia, scattando fotografie per documentare la fusione delle calotte polari.

Gli scatti vogliono essere una testimonianza della velocità con cui i ghiacciai artici di 110.000 anni stanno scomparendo.

Guariglia ha anche creato un’app dall’ironia un po’ amara chiamata After Ice, che mostra possibili scenari futuri dovuti alle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacci.

Chris Jordan – Contro il consumismo

Chiudiamo il nostro articolo con i crudi scatti di Chris Jordan. Questo artista di Seattle è diventato celebre per le sue fotografie che ritraggono spazzatura e altri “prodotti” della cultura consumistica. Grazie alla combinazione di fotografia, tecnologia e strumenti digitali, Jordan crea opere che descrive come “apocalisse al rallentatore”.

L’arte senza fronzoli di Jordan ci ricorda quanto facilmente distruggiamo il nostro ambiente e il nostro pianeta.

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