Smog: aumentano le polveri sottili

Una volta capivamo di essere entrati nell’autunno guardando le foglie ingiallire e cadere per terra, oggi ce ne accorgiamo grazie agli sforamenti dei limiti di pm 10. Meno romantico e meno salubre.

Come ogni anno, puntualmente, i rilevatori di polveri sottili fanno registrare il picco nei mesi successivi all’estate che, allungatasi verso settembre ed ottobre, ci restituisce un’aria sempre più secca ed irrespirabile. Mancano le precipitazioni e, dopo la stagione estiva più arida degli ultimi 200 anni, sono in molti ad aspettare la pioggia perché l’atmosfera delle nostre città possa finalmente pulirsi.

L’acqua arriverà, immancabile, e ne arriverà tanta, troppa rispetto a quella che la terra, incapace di drenare, potrà assorbire e così ci ritroveremo a piangere i danni causati dalle altrettanto immancabili ‘bombe d’acqua’.

Da anni ormai siamo intrappolati in una spirale autolesionista: siccità, aria sporca, pioggia torrenziale, disastri idrogeologici. E non c’è zona d’Italia che si salvi.

Negli ultimi giorni, si parla soprattutto di Milano, della sua aria irrespirabile e del monito del sindaco Sala che invita i cittadini a non accendere i riscaldamenti.

Anche nelle altre città, ed in particolare nelle zone limitrofe alla Pianura Padana – il polmone d’Italia, ormai più grigio che verde – le cose non vanno meglio: Parma soffoca e, dall’inizio del mese, i giorni con sforamenti registrati si stanno accumulando l’uno sull’altro.

Torino, nonostante le battaglie contro il diesel, non ha ancora trovato la quadratura del cerchio e non vive una situazione migliore: l’amministrazione del capoluogo piemontese ha chiesto di “evitare di aprire porte e finestre” negli appartamenti nei quali risiedono soggetti deboli come anziani e bambini ed è pronta ad imporre il blocco anche ai veicoli euro 5.

Stessa situazione nel veneziano dove ultimamente sono stati registrati livelli di concentrazione di polveri sottili superiori rispetto al valore-limite e dove, in mancanza di autovetture, l’aria è resa irrespirabile dal transito delle navi da crociera che attraccano in laguna. Secondo “Cittadini per l’Aria Onlus”, fin dal 2016 sono stati registrati picchi di emissione di particolato eccedenti di quasi 30 volte i valori base.

Da qualsiasi prospettiva la si guardi, questa emergenza è anche colpa nostra, di noi cittadini, delle nostre abitudini e di un gap con gli altri paesi europei che percepiamo come economico e governativo e che, invece, è soprattutto culturale.

Un sondaggio del 2013, voluto dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, chiariva che quasi l’80% degli italiani intervistati riteneva che la UE dovesse proporre misure aggiuntive per affrontare i problemi relativi alla qualità dell’aria in Europa.

Tuttavia, nel resto del vecchio continente, anche se le cose non vanno meglio (sono diversi i Paesi a rischio infrazione), a fare la differenza è soprattutto l’approccio più radicato ad abitudini sostenibili.

Ovviamente non risolveremmo tutto prendendo l’autobus o acquistando un’auto elettrica: sono necessari interventi di coibentazione ed efficientamento energetico delle abitazioni; un piano energetico nazionale che promuova le fonti rinnovabili; interventi sulle biomasse nelle produzioni agricole e norme più severe riguardo le emissioni industriali.

Anche le abitudini alimentari impattano negativamente sulla qualità dell’aria e non parliamo solo dell’eccessivo consumo di carne. Anche la pretesa di avere frutta e verdure tropicali sulle nostre tavole comporta spostamenti su gomma, dagli aeroporti ai nostri traboccanti supermercati, gravosi per l’aria che respiriamo. Per questo è necessario recuperare il rapporto con i prodotti locali e, soprattutto, conoscerne e rispettarne la stagionalità.

Non si può quindi seguire pedissequamente l’esempio di altre capitali europee, come Londra o Parigi, che puntano la stragrande maggioranza dei loro sforzi sul bando dei motori inquinanti. L’aria pulita si ottiene con un cambio molto più radicale delle nostre abitudini e del nostro stile di vita.

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