Il tempio di Burning Man a tutela delle foreste

La costruzione ospitata quest’anno dal festival Burning Man lancia un forte messaggio di denuncia contro i cambiamenti climatici e gli effetti sulle foreste amazzoniche.

Come ogni anno dal 1991, il Deserto Black Rock del Nevada ha ospitato il Burning Man, festival che promuove il senso di comunità, l’arte, l’espressione di sé e l’autorevolezza.
Il tempio ospitato dal festival per questa edizione è stato progettato dall’artista Marisha Farnsworth e composto da 100 alberi morti per sottolineare “i cambiamenti drammatici che si verificano nelle nostre foreste“.
Come da tradizione, i templi Burning Man, hanno il compito di promuovere la guarigione in tutti coloro che partecipano e lo visitano. Si tratta di una sorta di totem, di strumento rituale che segna il passaggio tra realtà e rito, tra fede e credenze.

Il messaggio di quest’anno è un messaggio concreto, forte, potente, che fa riferimento alla guarigione dell’equilibrio disordinato degli ecosistemi circostanti.
In particolare, Farnsworth ha lavorato con il responsabile del progetto Steven Brummond e l’ingegnere strutturale Mark Sinclair per ribadire a gran voce le conseguenze che i cambiamenti climatici hanno sulle foreste del Nevada e in California.
Da qualche anno a questa parte, infatti, pini, querce e molti altri tipi di alberi stanno morendo in quantità mai registrate a causa di malattie e parassiti.
Basti pensare che, solo lo scorso anno, gli scienziati hanno registrato la morte di oltre 100 milioni di alberi in California e numeri ancor più allarmanti sono stati registrati in Colorado.

Allo stato attuale delle cose, per via dei forti cambiamenti climatici in atto, tutti gli Stati Uniti occidentali stanno vivendo una fase di grande declino delle foresta. Oltre ai cambiamenti climatici, però, la denuncia del team coinvolge anche le diverse attività umane che provocano sofferenza alle foreste.

Per ricostruire la storia di queste foreste, il team di costruttori e progettisti del tempio tornano alle origini, ai tempi in cui le foreste venivano gestite dai popoli indigeni. Queste popolazioni sono state in grado di creare ecosistemi forestali di querce e pini vigorose che non solo fornivano ghiande e pinoli, ma anche un buon habitat per la fauna selvatica.

Grazie ad una profonda conoscenza dell’ecologia, le tribù della California bruciavano frequentemente i boschi di querce e pini, promuovendo quei fuochi rigeneranti che hanno bruciato lo strato di terra, ma non le cime delle piante. Gli incendi servivano anche per debellare parassiti come i vermi di ghianda e gli scarabei di corteccia di pino. In virtù di queste pratiche, i nativi sono stati in grado di far crescere in modo sano tutti gli alberi delle foreste. A testimonianza di ciò, basti sapere che gli alberi più grandi del mondo, le sequoie giganti, sono state curate dai nativi.

Nei rapporti dei primi pionieri in California, sono descritti paesaggi che costituiscono l’ambiente ideale per mammiferi, uccelli e fiumi di pesci. Con l’azione dell’uomo e la colonizzazione, tutto questo è cambiato inesorabilmente. Gli incendi non erano più visti come forza rigeneratrice, ma come elemento distruttivo; per questo motivo, i colonizzatori hanno preso misure preventive contro il fuoco. Le conseguenze di questo comportamento hanno contribuito, in buona parte, al drammatico scenario a cui stiamo assistendo: l’invasione di parassiti che stanno distruggendo le foreste.
Il tempio del Burning Man è una denuncia a tutto questo, contenuta sia nell’idea, sia nei materiali utilizzati per la sua costruzione. La squadra ha costruito il padiglione utilizzando 100 alberi morti per l’azione dei coleotteri del pino, in rappresentanza dei 100 milioni di alberi morti nelle foreste della California.

Per costruire la struttura è stato necessario il lavoro coordinato di 100 volontari per circa due settimane; questi hanno impilato i blocchi di legno in una struttura di dimensioni superiori a 27 metri e di 46 metri.
Nel corso dell’edizione 2017 del Burning Man, tenutasi dal 27 agosto al 4 settembre 2017, i partecipanti hanno lasciato foto ed elementi simbolici all’interno del tempio. La struttura e tutti i suoi contenuti furono poi bruciati alla fine della settimana come una pira rituale.
In questo caso, il fuoco torna ad essere visto come elemento purificatore e non come un nemico: il fuoco che unisce e non divide, il fuoco come risorsa viva per far tornare i boschi degli Stati Uniti proprio com’erano ai tempi dei nativi.

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