Benvenuti nel 2015, l’anno internazionale della risorsa-suolo

Il 2015 è stato proclamato Anno internazionale del Suolo. Un’occasione lunga un anno per riflettere e agire riguardo a temi fondamentali come land grabbing e desertificazione, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici, biodiversità e dissesto idrogeologico.

Il 2015 è stato proclamato Anno internazionale del Suolo. Un’occasione lunga un anno per riflettere e agire riguardo a temi fondamentali come land grabbing e desertificazione, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici, biodiversità e dissesto idrogeologico.

365 giorni per celebrare il suolo e riflettere su come difenderlo da decenni di abuso. Ecco i tempi e i sacrosanti intenti che sottostanno alla proclamazione del 2015 come Anno Internazionale del Suolo (IYS). L’annuncio ufficiale, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha avuto luogo in occasione della Giornata Mondiale del Suolo, lo scorso 5 dicembre.

In materia, i capisaldi che meritano la nostra attenzione sono pochi, semplici ma fondamentali, proprio come la terra sotto il nostri piedi: il suolo è una risorsa, è limitata e non è rinnovabile.

Il perché sia una risorsa, lo spiega con i fatti il recente fenomeno del land grabbing (l’espropriazione dei terreni atti ad agricoltura o produzione energetica subita dai paesi più poveri ad opera di multinazionali o Paesi stranieri) e a parole José Luis Rubio, Presidente della Società europea per la conservazione del suolo (ESSC): “Il suolo è un punto di collegamento cruciale tra i problemi ambientali globali, quali i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse idriche e la perdita di biodiversità“.

La stretta relazione fra suolo, biodiversità e alimentazione è immediata; forse meno scontata è l’importanza che esso riveste nella lotta al cambiamento climatico. Il suolo serve, infatti, da enorme deposito naturale di carbonio organico, capace di generare conseguenze colossali nel caso in cui venisse “liberato” nell’atmosfera. Basti pensare che, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, una perdita minima pari allo 0,1% di carbonio dai suoli europei equivarrebbe alle emissioni prodotte da 100 milioni di auto in più sulle strade, circa la metà, cioè, del parco auto attualmente presente nell’Unione.

Se a questo aggiungiamo il ruolo primario svolto dal suolo nella fornitura di acqua pulita e nella prevenzione dei dissesti idrogeologici cui ultimamente siamo drammaticamente abituati, comprendiamo che esso sia una delle nostre risorse più preziose dato che, proprio come aria e acqua, assicura nientedimeno che la sopravvivenza del genere umano.

D’altra parte gli esseri umani, purtroppo, non sempre colgono che le risorse a loro disposizione sono, come detto, limitate: a causa di cementificazione, abuso edilizio desertificazione, solo nel 2013 nel mondo sono stati consumati 24 miliardi di tonnellate di suolo. Un’enormità, anche e soprattutto per via della terza, sopracitata caratteristica del suolo: non essendo rinnovabile (per ripristinare un centimetro di suolo sono necessari fino a 1000 anni), le sue proprietà vengono deteriorate in modo pressoché irreversibile. E così, il 33% del suolo mondiale e il 7,3% di quello italiano – tali le stime FAO e ISPRA dei terreni ormai degradati – sono da considerarsi perduti.

In questo 2015, in cui la FAO lavorerà a stretto contatto con i Governi sottoscrittori della Convenzione delle Nazioni Unite, abbiamo la possibilità di informarci e sostenere progetti volti a tutelare la risorsa-suolo. Da calpestare, sì, ma solo nel senso più letterale del termine.

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