Antiche Terre abbandonate in cessione a giovani agricoltori: un progetto da imitare

Intervista a Lia Taddei, ideatrice insieme al marito Franco Rabezzana dell’iniziativa Antiche Terre Giovani Progetti, nato dall’intento di far rivivere terreni di proprietà lasciati incolti per mancanza di tempo o possibilità.

 

La terra è preziosa, e lo è sempre di più. Incuria, impoverimento, cementificazione con relativo consumo di terreni fertili mettono a rischio una risorsa che – seppur spesso sottovalutata – è strettamente, inevitabilmente collegata alla produzione di un cibo di qualità. Se si immaginano, poi, ettari di suolo lasciati incolti da un lato, e una nutritissima schiera di giovani senza lavoro alla ricerca di un’opportunità, ecco che a degli occhi attenti la risorsa terra diventa un bene ancora più prezioso.

Abbiamo intervistato Lia Taddei, iniziatrice insieme al marito Franco Rabezzana dell’iniziativa “Antiche Terre Giovani Progetti”, che offre in cessione a giovani aspiranti agricoltori dei terreni altrimenti lasciati incolti dai proprietari.

Un progetto affascinante: ce lo presenta?
Il progetto Antiche Terre Giovani Progetti consiste nella cessione delle nostre terre in Piemonte e Toscana tramite contratto con affitto simbolico per 15 anni a giovani che intendano praticare un’agricoltura sostenibile, mantenendo e, se possibile, migliorando le coltivazioni attuali: una “agricoltura giovane”, si può forse dire. Ci sarà bisogno di un duro impegno, ma i giovani sanno comunicare, sanno usare strumenti nuovi, la vita in campagna oggi può essere cosa diversa da quella di un tempo. Carlo Petrini, nel cui pensiero ci riconosciamo, sta portando avanti una degnissima battaglia sul problema dell’agricoltura e noi speriamo di incontrare giovani che condividano con noi questa visione del mondo e abbiano voglia di invertire la rotta agricola, almeno quella!

Com’è nata l’idea? Vi aspettavate una risposta così massiccia ed entusiasta?
La principale spinta a intraprendere questo percorso è venuta dal desiderio di non lasciare abbandonate le terre sulle quali le nostre famiglie avevano tanto investito in termini di denaro e amore. La nostra età non ci permette di occuparcene a tempo pieno (io ho 65 anni e mio marito 63) e inoltre siamo occupati a svolgere le attività che ci siamo costruiti nel corso della nostra vita. Abbiamo un figlio di 20 anni e attraverso i suoi occhi e quelli dei figli dei nostri amici, ci stiamo rendendo conto non solo della difficoltà che incontrano nel trovare un lavoro adeguato alle loro capacità, attitudini e studi, ma anche di una certa sfiducia generale nel futuro. Così abbiamo pensato che questo poteva essere un modo per rimettere in moto un po’ di voglia di darsi da fare avendo qualcosa di concreto da cui partire. Ma non è altruismo puro e semplice: prima di tutto ce lo possiamo permettere, inoltre forse quest’avventura può dare un senso diverso alla nostra vita troppo frenetica e può farci intervenire ancora una volta in un processo di cambiamento della società. Abbiamo ricevuto circa 650 risposte, il passaparola è stato così intenso anche perché il bisogno di lavoro oggi è a dir poco impressionante. Sono soprattutto giovani dai 20 ai 35 anni disoccupati ma laureati in diverse discipline, alcuni cinquantenni o più che hanno perso lavoro. Pochi coloro con istruzione bassa o media. Tutti desiderosi di un’opportunità.

Un aggiornamento sull’iniziativa: per quanto l’affidamento dei vostri terreni sia già avvenuto, non mancano nuove possibilità. E in effetti, se replicata e moltiplicata su diversi territori, il progetto può dare opportunità lavorative importanti e concrete a giovani che vogliono riavvicinarsi alla terra. Con quali modalità prosegue?
Il bando è scaduto a luglio 2015 e ad oggi le terre sono state assegnate a 2 vincitori, uno per la Toscana e uno per il Piemonte. Il ragazzo toscano è stato aiutato da noi a presentare domanda per i bandi regionali per l’agricoltura, ha vinto e sta aspettando i finanziamenti a fondo perduto per realizzare la sua fattoria sociale nel Podere San Giuseppe, Basse di Caldana, Gavorrano (GR); il ragazzo che si interessa delle terre in Piemonte (Calliano, Frazione San Desiderio) sta già coltivando e preparando la stessa domanda per il bando della Regione Piemonte che è uscito più tardi. Nei contratti è definito che tutte le attrezzature, macchinari ecc. rimarranno ai ragazzi alla scadenza del contratto stesso, mentre le modifiche alle strutture esistenti saranno a carico nostro. Comunque, vista la mole di messaggi a cui abbiamo dovuto rispondere all’inizio singolarmente, abbiamo deciso di allestire un sito apposito e una pagina Facebook in modo che ognuno possa farsi un’idea precisa di quanto offrivamo, mandare curriculum e progetto e, da parte nostra, non essere costretti a rispondere immediatamente a tutti. Abbiamo indicato una data entro cui inviare le proposte ed una per individuare i progetti più significativi. Un altro riscontro positivo è che almeno 6 proprietari di terre in varie parti d’Italia ci hanno chiesto di pubblicare i loro dati e i loro terreni sul nostro sito in modo da accontentare anche altri ragazzi; pare che qualcosa si stia mettendo in moto anche su questo versante. Inoltre siamo in contatto con la Banca della Terra della Regione Toscana che periodicamente ci informa delle terre toscane incolte pubbliche o private che possono essere richieste tramite domanda; la rivista online “Italia che Cambia”, inoltre, ci ha intervistato e ha aperto una campagna di raccolta dati su terreni incolti in tutta Italia.

Un’esperienza gratificante: vuole lanciare un messaggio rivolto tanto ai proprietari di terreni quanto a giovani aspiranti contadini, riguardo alle opportunità e alle soddisfazioni che un progetto di questo tipo può offrire?
Ai giovani possiamo dire che impegnarsi in un progetto di questo tipo magari non risolverà tutti i loro problemi, ma sicuramente può rappresentare un’opportunità che potrà permettere loro di iniziare a confrontarsi con la realtà, a provare e sperimentare le loro capacità, a sondare il mercato e il sociale. Il nostro consiglio è di valutare attentamente il terreno su cui si vuole lavorare, pensare in maniera realistica al progetto da realizzare, tenere conto delle difficoltà che inevitabilmente si possono incontrare, non ultime quelle economiche, il tutto condito da passione e entusiasmo. Il lavoro non mancherà senza dubbio, ma poter contare su contributi a fondo perduto rende sicuramente più leggero lo sforzo. Un contratto di 15 anni non è per tutta la vita, ma è un lungo periodo durante il quale molte cose possono succedere come riuscire ad ingrandirsi e magari consociarsi con altri per riuscire ad acquistare un terreno in cooperativa ecc. Ma in fondo le idee dovrebbero scaturire dai giovani, più che da noi, credo. Ai possibili proprietari che volessero intraprendere la nostra strada ho più volte ribadito che si possono ricavare vere soddisfazioni dal compiere qualche azione utile durante la propria esistenza. Seguire dei giovani che finalmente possono iniziare qualcosa di proprio invece di arrabattarsi continuamente tra mille lavoretti dà fiducia a noi e a loro, il loro entusiasmo è contagioso! Oltretutto le proprie terre possono essere rivalorizzate invece che decadere nell’abbandono. Alla fine del contratto possiamo decidere di rinnovarlo oppure venderlo al giovane che lo ha coltivato oppure riprenderlo, ma comunque sia il terreno avrà dato soddisfazioni. A noi di una certa età il compito di cercare di migliorare il futuro dei giovani, ai giovani quello di impegnarsi per il loro futuro!

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