Ambiente e web: priorità all’autorevolezza delle informazioni

Il web è per definizione accessibile, veloce e democratico: tutti (o quasi) possono raggiungere in maniera rapida e in qualsiasi momento una grande mole di informazioni. Ma rimane il problema dell’affidabilità delle fonti, dalla quale dipende la credibilità dell’informazione, anche quella ambientale.

Nelle intenzioni originarie del legislatore, l’emanazione del decreto legislativo n. 152/2006 (noto anche come “Testo Unico Ambientale” o “Codice dell’Ambiente”) era finalizzata a dare un veste di organicità al corpus legislativo nazionale in materia di ambiente, riunendo in un unico provvedimento materie fino ad allora disomogenee tra loro (acqua, aria, rifiuti e bonifiche, VIA, VAS e danno ambientale). 

Il web è per definizione accessibile, veloce e democratico: tutti (o quasi) possono raggiungere in maniera rapida e in qualsiasi momento una grande mole di informazioni. Ma rimane il problema dell’affidabilità delle fonti, dalla quale dipende la credibilità dell’informazione, anche quella ambientale.

Nelle intenzioni originarie del legislatore, l’emanazione del decreto legislativo n. 152/2006 (noto anche come “Testo Unico Ambientale” o “Codice dell’Ambiente”) era finalizzata a dare un veste di organicità al corpus legislativo nazionale in materia di ambiente, riunendo in un unico provvedimento materie fino ad allora disomogenee tra loro (acqua, aria, rifiuti e bonifiche, VIA, VAS e danno ambientale). 

A distanza di 7 anni, si può ragionevolmente dire che l’obiettivo sia stato centrato solo in parte: tante sono ancora, infatti, le zone d’ombra di una disciplina che fatica ancora a conciliare la tutela delle risorse naturali con le diverse esigenze del mondo industriale (sviluppo, competitività e risparmio economico). E il SISTRI è solo l’ultimo (e per questo più evidente) esempio in tal senso.

Tuttavia, al netto delle considerazioni di cui sopra, la pubblicazione di un “Testo unico ambientale” pone inevitabilmente un altro spunto di riflessione che non può e non deve essere ignorato: l’evoluzione del fattore “ambiente” in Italia negli ultimi 20 anni. A partire dal cosiddetto decreto Ronchi, primo vero e proprio provvedimento organico in materia di rifiuti nonché ideale spartiacque, il peso specifico dell’ambiente – e la conseguente percezione da parte di imprese, professionisti, pubbliche amministrazioni, ma anche singoli individui – è cresciuto esponenzialmente.

Termini come sviluppo sostenibile, stakeholder, sindrome NIMBY, ecc. sono ormai di accezione comune e utilizzo quotidiano anche da parte di chi non si occupa di ambiente per motivi professionali.

In questo processo, un elemento portante è stato – e continua a essere – la comunicazione, tema a sua volta fortemente caratterizzato da almeno due aspetti:
• l’autorevolezza delle fonti;
• il ruolo delle information technology.

L’avvento del web, infatti, ha sicuramente comportato una serie, fino a poco tempo fa, inimmaginabile di vantaggi in termini di accessibilità alle informazioni, condivisione di esperienze e modalità di fruizione dei contenuti, tutti elementi indispensabili per un settore in rapidissima (e talvolta contraddittoria) crescita come l’ambiente. Tuttavia, il proliferare di notizie e iniziative talvolta non accreditate, ha spesso generato confusione non solo tra gli operatori del settore, ma anche nella pubblica opinione, con effetti destabilizzanti se non, in qualche caso, paralizzanti.

In questo senso, oggi non è più possibile derogare dal concetto di autorevolezza delle fonti, in particolar modo per un settore come quello dell’ambiente, dove, accanto a esigenze di tutela delle risorse naturali e salvaguardia della salute umana, convivono obiettivi di sviluppo economico (in questo senso, l’ambiente resta potenzialmente uno dei principali driver) decisamente non trascurabili in un momento di forte congiuntura negativa come quello attuale.

 

di Dario De Andrea

You may also like...

Iscriviti alla Newsletter!

Iscriviti per non perdere le news di Nonsoloambiente!