Agroalimentare: presentato il Manifesto della green economy

In occasione dell’EXPO di Milano 2015, il Consiglio Nazionale della Green Economy ha elaborato il Manifesto per l’agroalimentare. Sette i temi centrali per l’agricoltura e la produzione di cibo della nostra epoca.

In occasione dell’EXPO di Milano 2015, il Consiglio Nazionale della Green Economy ha elaborato il Manifesto per l’agroalimentare. Sette i temi centrali per l’agricoltura e la produzione di cibo della nostra epoca.

Indirizzare l’agroalimentare italiano sulla strada della green economy. Questo l’obiettivo del Manifesto della green economy per l’agroalimentare elaborato, in occasione di Expo 2015, dal Consiglio Nazionale della green economy e approvato all’unanimità da tutte le 66 organizzazioni di imprese green che ne fanno parte.

Presentato a Roma nella Sala Aranciera del Museo dell’Orto Botanico, questo manifesto rappresenta un importante contributo della green economy all’esposizione di Milano. Un’occasione per riflettere sulla produzione agroalimentare dal punto di vista dell’economia verde e contribuire così a un dibattito nazionale e internazionale.

L’agricoltura italiana vanta un plusvalore annuo che supera i 260 miliardi di euro, con oltre 3,3 milioni di occupati e un’incidenza sul Pil dell’8,7%. Tutti elementi che fanno del comparto agroalimentare un pilastro dell’economia nazionale. Elevata qualità, tipicità e territori. Ingredienti di una green economy che il modello agricolo italiano ha saputo coniugare individuando così vie di sviluppo.

“Dopo più di 30 anni in cui l’agricoltura veniva percepita come omologazione – ha spiegato nel corso della presentazione Andrea Olivero, Vice-Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – oggi ci troviamo di fronte a un nuovo modello di sviluppo agricolo, che rispetta le colture e le culture e fa della diversità un fattore positivo. Il modello italiano coniuga tradizione e innovazione, valorizza i territori e le comunità locali e rispetta l’ambiente”.

In Italia la produzione di energia rinnovabile di origine agricola è cresciuta e oltre 21.500 aziende agricole possiedono impianti per la produzione di energia rinnovabile. Dal 1990 al 2013 il comparto agricolo ha ridotto l’emissione di gas serra di 10 Mton di CO2Eq. A diminuire è stato anche il consumo di fitofarmaci (da 11,2 Kg/Ha nel 2010 a 9,2 nel 2013) mentre è aumentata la superficie agricola italiana occupata da coltivazioni biologiche (1,3 mln di ettari).

Restano tuttavia diverse criticità: l’aumento delle frodi alimentari cresciute del 48,6% tra il 2010 e il 2012 e la diminuzione della superficie agricola (il consumo del suolo continua a crescere a un ritmo di 55 ettari al giorno nel 2013). 

“Non poteva mancare una presa di posizione del Consiglio nazionale della green economy su un tema così centrale”. Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha esposto i sette temi centrali in cui è articolato il Manifesto:

Adottare la visione della green economy per assicurare uno sviluppo durevole e di qualità della produzione agroalimentare. Integrando qualità eccellente, redditività e tutela del capitale naturale, l’agricoltura è in grado di adempiere alle sue funzioni prioritarie di produrre il cibo necessario alle presenti e alle future generazioni e garantire un reddito adeguato per gli agricoltori, occupazione e qualità ecologica dei prodotti e delle modalità di coltivazione.

Coordinare la multifunzionalità con la priorità della produzione di alimenti. Conservazione della biodiversità, bioeconomia (basata sulla valorizzazione di biomasse per generare energie rinnovabili), agriturismo, attività sociali e ricreative. Quando si sviluppa rispettando i criteri della green economy, l’agricoltura multifunzionale contribuisce a migliorare il presidio e la cura del territorio. “Settore importante e positivo che non deve però soffocare la produzione agroalimentare” – ha precisato il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Attuare misure di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica. Gli impatti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura, già molto forti, potrebbero diventare insostenibili. Il Consiglio Nazionale della green economy auspica il rafforzamento e l’estensione delle misure di adattamento dell’agricoltura alla crisi climatica.

Superare modelli agricoli non più sostenibili e promuovere la diffusione delle buone pratiche. Promuovendo una green economy agroalimentare basata su produzioni sostenibili di qualità, è possibile superare definitivamente i modelli agro-industriali, ancora diffusi nel mondo, che inseguono logiche di un mercato a breve termine e a basso costo e che esercitano una forte pressione sul territorio.

Tutelare la sicurezza alimentare, potenziare i controlli e le filiere corte. “Nel 2013 sono stati sequestrate 28.000 tonnellate di prodotti per frode alimentare – ha spiegato Edo Ronchi – È necessario tutelare la filiera dell’agroalimentare puntando sulla tracciabilità, le filiere corte e la produzione locale”.

Fermare lo spreco di alimenti, assicurare la circolarità dell’economia delle risorse agroalimentari. Corretta informazione, migliore educazione alimentare, stili di vita e consumi alimentari più consapevoli. Fattori essenziali per un uso efficiente e razionale delle risorse secondo un modello di economia circolare valido per contrastare gli sprechi.
“La domanda di alimenti – ha spiegato Claudia Sorlini, Presidente, Comitato Scientifico di Expo Milano 2015- è più alta dell’offerta per due motivi: aumento della popolazione e diverse esigenze alimentari che privilegiano il cibo di origine animale. È necessaria quindi una gestione oculata. Prima di aumentare la produzione, è importante eliminare perdite e sprechi che da soli ci permetteranno di avere a disposizione un terzo di cibo in più”.

Fermare le minacce alla produzione agroalimentare e ai suoli agricoli. Il Manifesto invita a un cambiamento delle politiche di gestione e di uso del territorio (emissione di inquinanti atmosferici, prelievi massicci e l’inquinamento delle acque, smaltimenti illegali di rifiuti, e soprattutto uno sviluppo incontrollato delle urbanizzazioni e delle infrastrutture). “Bisogna assicurare un’adeguata tutela del territorio – ha concluso Edo Ronchi per assicurare qualità e quantità della produzione agroalimentare”.

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