Annuario ISPRA, in Italia è boom dell’agricoltura biologica

L’annuario ISPRA rivela un forte incremento dell’agricoltura biologica. Un boom inarrestabile, che si traduce in un aumento del 20,4% di superficie coltivata a biologico solo nel 2016.


Non solo brutte notizie nell’Annuario dei Dati Ambientali dell’ISPRA. All’alta percentuale di pesticidi riscontrata nelle acque italiane fanno da contraltare dati entusiasmanti per quel che riguarda l’agricoltura biologica. Un boom inarrestabile, che ha visto un incremento di superficie coltivata del 20,4% solo nel 2016.

“Oltre 300.000 ettari, nel 2016, sono stati convertiti ad agricoltura biologica: un’estensione pari quasi a quella della Regione Valle d’Aosta. Cresce il numero di operatori del settore (+20,3%) che sceglie questa tipologia di agricoltura, che tende a valorizzare e conservare i sistemi biologici produttivi, senza il ricorso a sostanze chimiche di sintesi” recita il rapporto, presentato lo scorso 20 marzo alla Camera insieme alla prima edizione del rapporto Ambiente del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa).

Si tratta di un incremento in cui sono le Regioni meridionali a fare da capofila, con Sicilia, Puglia e Calabria in cima alla classifica sia per numero di ettari coltivati che per numero di operatori coinvolti.
Segnali incoraggianti per una pratica agricola dagli annessi e connessi virtuosi, in contrasto con l’agricoltura convenzionale e/o intensiva. Secondo l’ISPRA, negli anni scorsi in Italia si sono verificati centinaia di casi di avvelenamento legati all’esposizione di prodotti fitosanitari (oltre 600 casi solo nel 2014), che rappresentano circa il 2% del totale di esposizione a sostanze pericolose. Se a questo si aggiunge l’abuso di pesticidi che avvelenano l’acqua e un suolo già fortemente provato da un feroce consumo di territorio, si comprende come un’alternativa sia auspicabile, urgente e necessaria.

“In un’ottica di sviluppo sostenibile” continua il report “l’agricoltura biologica rappresenta sempre più un sistema di valori che coniuga l’azione economica e produttiva con il rispetto dei vincoli ambientali, che si articola in quattro dimensioni: capacità di mantenere nel tempo qualità e riproducibilità delle risorse naturali, di preservare la diversità biologica e di garantire l’integrità degli ecosistemi”.
Praticare un’agricoltura che non si affida a sostanze chimiche di sintesi è la risposta a una crescente domanda da parte dei consumatori, che ricercano sempre di più cibo sicuro e certificato. Secondo una ricerca Nomisma per SANA 2017, nel 2016 le vendite di prodotti biologici, considerando tutti i canali di distribuzione, hanno raggiunto i 3 miliardi di euro.

Si tratta di un trend che ha tutta l’aria di una presa di consapevolezza: basterà a smantellare decenni e decenni di cattive pratiche in ambito agricolo?

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