Agricoltura biodinamica: più cibo sano, meno frane e alluvioni

Nel corso del convegno “Oltre Expo: alleanze per nutrire il pianeta” all’Università Bocconi, si è parlato di agricoltura biodinamica in grado non solo di produrre cibo sano e genuino, ma anche di contrastare frane e alluvioni, aiutando ad arginare le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Nel corso del convegno “Oltre Expo: alleanze per nutrire il pianeta” all’Università Bocconi, si è parlato di agricoltura biodinamica in grado non solo di produrre cibo sano e genuino, ma anche di contrastare frane e alluvioni, aiutando ad arginare le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Oltre a fornire cibo sano e di qualità, l’agricoltura biodinamica rappresenta un investimento contro il dissesto idrogeologico. A sostenerlo è un recente studio delll’Istituto Elvetico Fibl presentato nel corso del convegno “Oltre Expo: alleanze per nutrire il pianeta”, promosso dall’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, che si è svolto dal 20 al 22 febbraio all’Università Bocconi di Milano.

Per 21 anni è stato analizzato l’impatto a lungo termine dei diversi metodi di coltivazione, confrontando agricoltura chimica industriale, sistema a lotta integrata, biologico e biodinamico. Dallo studio è emerso che le caratteristiche della biodinamica vanno ben oltre le qualità dei prodotti coltivati.

Rispetto ai terreni gestiti con metodi tradizionali, quelli coltivati con l’agricoltura biodinamica sono più resistenti all’erosione e al rischio desertificazione fino al 60%. Più forti ed efficienti, reagiscono meglio ai mutamenti climatici, tutelano la biodiversità, preservano e consumano meno risorse idriche.

L’agricoltura biodinamica, metodo messo a punto da Rudolf Steiner, nasce dal concetto che la fattoria è un vero e proprio organismo “vivente” in cui piante, terreno e animali sono parte di un unico sistema le cui relazioni si bilanciano tra loro senza bisogno di input esterni. Secondo gli esperti, l’agricoltura biodinamica può fornire cibo di qualità senza impoverire i terreni. I suoli coltivati con questo metodo hanno il più alto numero di microrganismi e specie viventi e riescono ad adattarsi più velocemente alle variazioni di temperatura. La presenza di una grande biodiversità, rende inoltre l’habitat più equilibrato ed efficiente, senza dispersioni di energia che resta disponibile per le colture.

A pochi mesi da Expo 2015, l’agricoltura biodinamica lancia le sue proposte per metodi di coltivazione che azzerino l’uso di sostanze chimiche nei campi e nei cibi, aumentino la fertilità e la tenuta dei suoli, e rappresentino un importante elemento per il rilancio economico di settori vitali per l’economia italiana.

Nel mondo ci sono più di 2 milioni di ettari coltivati in modo biodinamico e certificati, ma sono molto più numerose le aree agricole dove si produce secondo le pratiche agronomiche biodinamiche. Tra i Paesi europei l’Italia è al terzo posto, dopo Germania e Francia, per superficie destinata all’agricoltura biodinamica. Il nostro Paese conta infatti oltre 4.500 aziende che ne applicano le tecniche. Più del 50% di quanto raccolto e trasformato in Italia viene esportato in Giappone, Usa e Scandinavia.

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