Firmata la Charta Smeralda a tutela dell’Oceano

A Milano la sottoscrizione di una Charta con cui individui e organizzazioni si impegnano a intervenire attivamente per salvaguardare l’Oceano e comunicarne lo stato di emergenza.

Una carta per salvaguardare l’Oceano, rivolta a individui e organizzazioni, che invita alla cooperazione, ad agire e comunicare in modo integrato, da subito, senza perdere altro tempo. Questo mese al Teatro Franco Parenti di Milano, sono stati numerosi gli esponenti di prestigio della comunità politica, sociale e scientifica internazionale a intervenire sul palco dell’One Ocean Forum, una due giorni di incontri promossa dallo Yatch Club Costa Smeralda (YCCS) e dalla sua Direttrice, la Principessa Zahra Aga Khan.

La nostra vita dipende dall’Oceano”, esordisce in un video messaggio Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO. Peccato che di Oceano, almeno fino alla sottoscrizione dell’Agenda 2030 dello Sviluppo Sostenibile prima e alla Cop21 di Parigi poi, non si era praticamente mai parlato nelle Agende politiche mondiali. Adesso, con la prima Conferenza dell’ONU sull’Oceano, tenutasi a giugno a New York, il mondo si sta rendendo conto di come una delle risorse chiave del Pianeta, ma anche della cultura ed economia globale, sia in serio pericolo.

Tutto dipende dall’Oceano: ossigeno, clima, cibo, acqua, energia, lavoro. Persino l’economia, dato che “la blue economy” – ricorda Vladimir Ryabinin, Segretario Esecutivo della Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC) dell’UNESCO –“è attualmente la settima più grande al mondo, con un corrispettivo in PIL pari a 2,5 trilioni di dollari”, o la medicina, in quanto le proprietà di flora e fauna oceanica possiedono requisiti fondamentali per il comparto farmaceutico e offrono “prospettive interessanti per lavorare a trattamenti di cancro, alzheimer e patologie tumorali”.

Il tempo a disposizione per preservarlo, tuttavia, sta scadendo. Acidificazione oceanica, inquinamento, riscaldamento globale, processi estrattivi invasivi, sversamenti di sostanze chimiche, fenomeni naturali, subsidenza, microplastiche, pesca illegale. Le questioni da affrontare sono tante, tutte urgenti, e il loro effetto combinato è difficile da contenere e da mitigare. Soprattutto quando gli interessi degli attori aventi voce in capitolo, a seconda delle proprie aree di business (acquicoltura, turismo, ittica etc.), sono guidati da esigenze diverse.

Ciò che serve è una reazione integrata. “Proprio questo è lo scopo dello IOC” – spiega Ryabinin – “raccogliere, scambiare, diffondere dati per aumentare il livello di cooperazione internazionale”. In altre parole, arrivare a un momento in cui le decisioni politiche globali si basino realmente sulla scienza, e quest’ultima sia al servizio dell’umanità, con standard elevati e sostenibili, e alla portata di tutti i Paesi e i contenenti, grazie a un’esportazione capillare ed efficiente della conoscenza scientifica.

Per alcune questioni è già stato raggiunto un punto di non ritorno. “È chiaro che eventi naturali come uragani di una certa potenza, prima impossibili, ora si verificano a causa del cambiamento climatico” – prosegue Ryabinin – “e non sarà più possibile mitigare il clima al fine di ridurne la portata. Non ci resta che adattarci”. Tuttavia, proprio grazie all’analisi delle acque oceaniche, ora esistono sistemi operativi per il monitoraggio e la previsione di certi fenomeni. Ed è proprio sulla scoperta scientifica che regna grande fiducia e affidamento.

Nel frattempo, sottoscrivere la Charta Smeralda è un primo passo nella giusta direzione. Da un lato, coloro che vivono il mare, per lavoro o per piacere, si impegnano a ridurre il consumo energetico, utilizzare bio-carburanti, eliminare la plastica, favorire il riciclo, proteggere gli habitat naturali prevenendo l’inquinamento costiero, ma anche collaborare con organizzazioni e comunità scientifica, educando le nuove generazioni e adottando un comportamento responsabile. Dall’altro, le organizzazioni promettono di adottare politiche di gestione sostenibili e a impatto zero, nonché di essere responsabili e trasparenti nel comunicare, operando a favore di coinvolgimento, collaborazione ed educazione necessari per diffondere il messaggio della Charta.

I primi a siglarla, dinanzi a pubblico e addetti ai lavori dell’One Ocean Forum, sono stati la Principessa Zahra Aga Khan e il Commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo.

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