Un nuovo depuratore per il Lago di Garda

Il Lago di Garda attende da anni quella che era stata battezzata ‘la più grande operazione di depurazione mai tentata in Europa’ e, finalmente, il progetto sembra essere in procinto di prendere davvero il via.

Alle soglie del 1974, l’idea venne ufficialmente lanciata ma ci vollero decenni di proposte e svariate alternative progettuali per vedere i cantieri cominciare ad alternarsi sulle sponde del Lago di Garda, dando il via a lavori che sarebbero stati iniziati ed interrotti più volte senza arrivare davvero a niente di compiuto. Circa 250 miliardi di vecchie lire, una lunga serie di abusi e tangenti, molti processi ed altrettanti ricorsi dopo, si giunge faticosamente alla metà degli anni ‘80 (anche se, alcuni lavori termineranno nel addirittura nel 1997), quando viene inaugurato il depuratore di Peschiera con quasi tutti i comuni gardesiani finalmente allacciati, ad esclusione della costa trentina.

Le ampie discrezionalità lasciate ad ogni amministrazione, richieste dall’urgenza dell’opera, portarono a due risultati: la realizzazione di un collettore che andò ad impattare in maniera preoccupante sulla conformazione del bordo lacustre ed un sistema che oggi risulta obsoleto e sul quale è difficile intervenire di fronte alle scelte condivise di allora che si stanno rivelando inadeguate dal punto di vista ambientale e normativo.

Ci sarà molto da lavorare ma le firme di tutti i partner, da quelli locali a quelli nazionali, fanno parlare -per certi versi giustamente- di “giornata storica”, per usare le parole di Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera e presidente della Comunità del Garda.

Con 100 milioni di euro provenienti dal Ministero dell’Ambiente (più i contributi di Regione Veneto e delle ATO, ovvero le agenzie di “ambito territoriale ottimale”), si potrà dare il via alle opere di ammodernamento tanto attese. Ora è il tempo della progettazione esecutiva, le cui scelte di massima sono già accompagnate da critiche e polemiche.

Come quasi certamente accadrà, il depuratore troverà casa sulla sponda bresciana, a Visano (legate alla vecchia struttura di Peschiera, rimarranno le sole Desenzano e Sirmione), ma diverse municipalità sono preoccupate dalla futura gestione delle acque reflue.

Lo stesso comune di Visano assieme alle municipalità di Remedello e Acquafredda, si è già mobilitato da mesi per chiedere un mini depuratore ad hoc a difesa del ‘loro’ fiume, il Chiese, che rischia di soffocare negli scarichi. Secondo l’associazione ‘Visano respira’, il maxi collettore rischia di gravare troppo su quello che è un torrente, più che un fiume vero e proprio. Un corso d’acqua dalla portata limitata che, a lavori ultimati, soprattutto in caso di malfunzionamento delle condutture, non potrà garantire la diluizione delle acque e potrebbe esporre le comunità a rischi alluvionali e le sue stesse rive ad un disastro ecologico.

Per l’ATO locale, all’interno del piano delle opere programmate per il triennio 2018-2021 non ci sarà spazio per il mini depuratore e, tra ritardi e scontri burocratici, bisognerà attendere il termine dei lavori, indicativamente fissato per il 2025.

In una storia dai tratti ‘all’italiana’ dal canovaccio che sembra già noto, la speranza è che, al loro termine, i vincitori siano la natura del lago a la salute di tutti i suoi abitanti.

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